Enthropy of the Language

ALl’ultimo piano della Vodnikova domačija a Ljubljana c’è un auditorium-mansarda piuttosto grande. Durante l’installazione Artecontro, l’artista messicano Manolo Cocho ha allestito tutta la sala con decine di sedie vuote, abitate da grandi lettere alfabetiche. Una decostruzione linguistica che si frammentava fino a diventare platea di un non-spettacolo.

Io ho strimpellato un meraviglioso clavicembalo, l’ho trasformato con l’elettronica e ho prodotto questo loop sonoro di quasi dieci minuti che riempiva selvaggiamente lo spazio non-abitato dell’auditorium, grazie ad un sistema di amplificazione che avvolgeva completamente i visitatori. Mi piaceva in modo particolare il suono del clavicembalo trasportato in dinamiche irrealmente alte, soprattutto grazie ai subwoofer e alla risonanza della mansarda di legno.

L’idea di partenza è quella di una set di note che vengono introdotte progressivamente. Prima solo una, poi due, poi tre… a cadenza di un minuto e intorno ad una nota centrale assente. La sovrapposizione di tre tracce identiche (una sorta di canone brutalista), la scelta della sequenza di note e l’intervento dell’elettronica descrive un percorso di entropia crescente e frammentazione del segnale/linguaggio. Fino al caos e alla nota assente, che irrompe solitaria alla fine, come il negativo di una fotografia.

 

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